Tra
tutte le figure italiane credo che la più interessante sia quella del signor
Lindo!
Ora non ho nè il tempo nè la voglia di narrare tutta la sua
(inutile dire che cantava nei CCCP, inutile dire che siccome sono i CCCP si
deve conoscere vita morte e miracoli di tutti i componenti).
Un uomo che nonostante la palese genialità ha sempre avuto un'umiltà
straordinaria.
Un'uomo che ha dedicato e dedica tuttora dell'inchiostro per
"l'Avvenire" senza temere che il buon (?!?) pensiero comune lo
immoli.
Lo adoro...
Ci sono stati, in questa sua «guerra», periodi di confronto
«in prima linea»?
«Nella mia giovinezza ho attraversato due momenti pericolosi: il rischio della lotta politica attraverso il terrorismo, e il rischio dell’autodistruzione tramite la droga. Oggi conto anche le lapidi di chi mi è stato vicino e che non è potuto tornare a casa perché morto in quella “guerra” che è stata il terrorismo degli anni ’70.
«Nella mia giovinezza ho attraversato due momenti pericolosi: il rischio della lotta politica attraverso il terrorismo, e il rischio dell’autodistruzione tramite la droga. Oggi conto anche le lapidi di chi mi è stato vicino e che non è potuto tornare a casa perché morto in quella “guerra” che è stata il terrorismo degli anni ’70.
Tornare a casa, in montagna, dopo essere stato un leader
punk: che cosa ha significato tutto questo?
«Fare il cantante dei CCCP è stata una casualità, non avevo mai pensato di fare qualcosa del genere: non avevo nessuna preparazione musicale e di questo ho fatto la mia forza.
«Fare il cantante dei CCCP è stata una casualità, non avevo mai pensato di fare qualcosa del genere: non avevo nessuna preparazione musicale e di questo ho fatto la mia forza.
Come si svolse la sua «migliore gioventù» anni ’70?
«Sono sempre stato sull’orlo dell’illegalità. Ho permesso che un’intera generazione sbagliasse, mi sento responsabile dei gulag sovietici e della Cambogia di Pol Pot, perché frequentavo gruppi e movimenti che li appoggiavano. Ho collaborato a diffondere Il Manifesto, poi Lotta Continua quando Il Manifesto era troppo “a destra”, quindi in Autonomia Operaia. Dopo il liceo mi sono iscritto all’università, al Dams di Bologna, perché volevo dare il mio impegno per la costruzione di un “mondo migliore”. Scelsi quell’indirizzo di studio perché con le parole me la cavavo bene e così avevo tempo per fare il militante politico. Poi, con il passare degli anni (era il 1976) mi accorsi di essere davanti a un vicolo cieco: ero al terzo anno di Dams, mi resi conto di vivere in un ghetto in quanto estremista di sinistra. Per la prima volta percepii una profonda insoddisfazione per la mia vita. Era subentrata la normalità anche nell’estremismo: tutto quello che succedeva seguiva il conformismo dell’anticonformismo. Le scelte che avevo davanti erano o il terrorismo o l’eroina. Pensai di passare qualche giorno a casa mia, a Cerreto Alpi, che nel frattempo avevamo rimesso un po’ a posto e affittato ad alcune famiglie per la villeggiatura estiva. Nel viaggio in autostop feci un incontro notevole: da Reggio a Castelnovo ne’ Monti [paese a pochi chilometri da Cerreto Alpi, N.d.R.] mi prese in auto il dottor Polletta, responsabile del settore psichiatrico della provincia di Reggio. Alla fine del tragitto mi disse: “Ho un ragazzo da portare in manicomio ma non vorrei farlo. Le domando se potesse accudirlo due settimane… Penso che lei sia la persona giusta”. Iniziai così 5 anni da operatore psichiatrico professionale: aveva ragione Polletta, avevo una capacità naturale di trattare il disagio psichico in forma acuta. Venni assunto dal Centro di igiene mentale di Reggio, dove lavorai dal 1976 all’81».
«Sono sempre stato sull’orlo dell’illegalità. Ho permesso che un’intera generazione sbagliasse, mi sento responsabile dei gulag sovietici e della Cambogia di Pol Pot, perché frequentavo gruppi e movimenti che li appoggiavano. Ho collaborato a diffondere Il Manifesto, poi Lotta Continua quando Il Manifesto era troppo “a destra”, quindi in Autonomia Operaia. Dopo il liceo mi sono iscritto all’università, al Dams di Bologna, perché volevo dare il mio impegno per la costruzione di un “mondo migliore”. Scelsi quell’indirizzo di studio perché con le parole me la cavavo bene e così avevo tempo per fare il militante politico. Poi, con il passare degli anni (era il 1976) mi accorsi di essere davanti a un vicolo cieco: ero al terzo anno di Dams, mi resi conto di vivere in un ghetto in quanto estremista di sinistra. Per la prima volta percepii una profonda insoddisfazione per la mia vita. Era subentrata la normalità anche nell’estremismo: tutto quello che succedeva seguiva il conformismo dell’anticonformismo. Le scelte che avevo davanti erano o il terrorismo o l’eroina. Pensai di passare qualche giorno a casa mia, a Cerreto Alpi, che nel frattempo avevamo rimesso un po’ a posto e affittato ad alcune famiglie per la villeggiatura estiva. Nel viaggio in autostop feci un incontro notevole: da Reggio a Castelnovo ne’ Monti [paese a pochi chilometri da Cerreto Alpi, N.d.R.] mi prese in auto il dottor Polletta, responsabile del settore psichiatrico della provincia di Reggio. Alla fine del tragitto mi disse: “Ho un ragazzo da portare in manicomio ma non vorrei farlo. Le domando se potesse accudirlo due settimane… Penso che lei sia la persona giusta”. Iniziai così 5 anni da operatore psichiatrico professionale: aveva ragione Polletta, avevo una capacità naturale di trattare il disagio psichico in forma acuta. Venni assunto dal Centro di igiene mentale di Reggio, dove lavorai dal 1976 all’81».
Verso la fine degli anni ’80, con la parabola del
«socialismo reale », finisce anche la stagione dei CCCP.
«Eh già, noi, da “fedeli alla linea”, ci eravamo dati un «piano quinquennale» di stampo sovietico…».
«Eh già, noi, da “fedeli alla linea”, ci eravamo dati un «piano quinquennale» di stampo sovietico…».
È in questo periodo che riscopre la fede cristiana?
«Potrei rispondere in mille modi diversi. Tutto è iniziato ritornando a casa, nella casa di mio padre: qui c’è una stalla, un lavoro che organizza le mie giornate, qualcosa di ben diverso da quando facevo il leader dei CCCP, quando vivevo di notte e dormivo di giorno. Non era plausibile vivere in una casa come questa senza un percorso di ritorno alla Casa del Padre di tutti noi. La convinzione che esiste un Dio creatore di tutto c’è sempre stata nella mia vita, sebbene abbia potuto lasciarlo da parte mentre volevo ricostruire il mondo, quando pensavo che la volontà dell’uomo fosse ciò che fa la vita sulla terra. Se io sono nato c’è un altro problema, che ha a che fare con Dio e non con gli uomini. Quando ero nei CCCP, avrei voluto essere ateo per grazia di Dio, come il mio amico Massimo Zamboni. Che esiste Dio io l’ho saputo da sempre. Sono poi stato affascinato dal Sahara, la sabbia è quanto di più lontano da me, che son cresciuto in montagna: là ho trovato un Dio lontano e assoluto, e tutto quello che l’uomo può fare di fronte a questo Dio è vivere nella sottomissione.
«Potrei rispondere in mille modi diversi. Tutto è iniziato ritornando a casa, nella casa di mio padre: qui c’è una stalla, un lavoro che organizza le mie giornate, qualcosa di ben diverso da quando facevo il leader dei CCCP, quando vivevo di notte e dormivo di giorno. Non era plausibile vivere in una casa come questa senza un percorso di ritorno alla Casa del Padre di tutti noi. La convinzione che esiste un Dio creatore di tutto c’è sempre stata nella mia vita, sebbene abbia potuto lasciarlo da parte mentre volevo ricostruire il mondo, quando pensavo che la volontà dell’uomo fosse ciò che fa la vita sulla terra. Se io sono nato c’è un altro problema, che ha a che fare con Dio e non con gli uomini. Quando ero nei CCCP, avrei voluto essere ateo per grazia di Dio, come il mio amico Massimo Zamboni. Che esiste Dio io l’ho saputo da sempre. Sono poi stato affascinato dal Sahara, la sabbia è quanto di più lontano da me, che son cresciuto in montagna: là ho trovato un Dio lontano e assoluto, e tutto quello che l’uomo può fare di fronte a questo Dio è vivere nella sottomissione.
Stupendo, era una pezzo che non leggevo di lui, grazie: http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/09/28/intervista-a-giovanni-lindo-ferretti/ !

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